¶ 11[Bianca reindirizza la conversazione su standard condivisi] Dunque sì, diciamo che la nostra è una filologia a testimone unico, praticamente si potrebbe dire perché l’originale, la stampa che esce nel 1502 è da considerare alla stregua di un originale, e le altre stampe che seguono dipendono tutte da quella stampa, a volte correggono degli errori e quindi possono essere utili, però dal punto di vista filologico sono degli scripti. La filologia classica si basa appunto sullo stemma codicum anche quella umanistica ma in questi casi ci basiamo su una bibliografia che c’è soprattutto per la filologia moderna sette-otto e novecento però a volte succede anche nella filologia tra Medioevo e Rinascimento che si abbia a che fare con un testimone unico che sia manoscritto o a stampa e quindi ci basiamo fondamentalmente su regole che sono state fissate con la nascita della filologia d’autore, la filologia moderna insomma da Contini in avanti, metodi che poi sono stati aggiornati negli ultimi venti o trent’anni senza però francamente ricevere dei contributi rivoluzionari. Nel senso che magari si discute sulla resa grafica visto che il latino umanistico non è proprio quello classico, se conservare la patina che c’è nelle stampe appunto umanistiche oppure classicizzare la grafia come scrivevono i latini cose di questo tipo, dibattiti che per la disciplina sono importanti a livello di dibattito intellettuale più ampio hanno uno spazio abbastanza limitato come è giusto che anche sia, allora c’è l’interpunzione i segni paragrafematici che ovviamente in una stampa antica non ci sono, se tu guardi una stampa antica ci sono tutte le righe una dietro l’altra senza soluzione di continuità e un abbozzo di punteggiature c’è però non corrisponde alla nostra quindi il compito dell’editore critico è anche quello di interpungere, creare una paragrafatura, mettere le virgolette quando ci sono dei dialoghi per esempio, questo succede in testi come questi, e quindi bisogna aprire le virgolette e chiuderle e bisogna capire quanto chiudere, quando finisce un dialogo e comincia l’altro per far capire bene al lettore questa, che in termini tecnici si chiama, una sermocinatio questo dialogo insomma. Non so se ho risposto.