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interview02.txt

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¶ 01
**1. Per cominciare, mi descriverebbe brevemente i/il progetti/o di ricerca che sta portando avanti in questo periodo?**
¶ 02
Guarda l’ultimo progetto di ricerca riguarda l’edizione critica che ho fatto assieme ad altri due colleghi, una assegnista e un dottore di ricerca, la novità di questo progetto che sfocia nel terzo volumetto di tre, sta nel valorizzare una letteratura che è stata molto importante allora, quella accademica in latino, e che però non è conosciuta da nessuno perché nei manuali non entra.
¶ 03
**2. Vorrei creare una lista il più possibile completa dei materiali di ricerca normalmente utilizzati nella sua disciplina (sto pensando ad es. a fonti primarie, oppure pubblicazioni, ma anche o qualsiasi altro tipo di materiale, inteso nel modo più ampio possibile). Mi può elencare il tipo di materiali che sta raccogliendo e/o creando nella sua ricerca?**
¶ 04
Quindi noi abbiamo lavorato, per passare al metodo, sulla stampa diciamo su due stampe, il nostro lavoro è fondamentalmente un lavoro di trascrizione critica perché intanto le stampe antiche hanno un sacco di compendi non c’è punteggiatura, non ci sono segni diacritici, c’è una paragrafatura da inserire e a volte ci sono degli errori che vanno sanati nel testo latino o ci sono delle cose che non si comprendono. A volte ci sono delle lacune perché qualcosa è saltato nel processo di stampa, dal manoscritto alla stampa, e quindi bisogna ripristinarlo criticamente con l’aiuto di due stampe, non ci sono scritti autografi dell’autore che ci possono aiutare e quindi da un lato non si fa uno stemma codicum, cioè un albero genealogico dei manoscritti perché non ci sono, quindi questo un po’ semplifica, ma dall’altro è un handicap perché non si hanno appunto carte autografe ancorchè con correzioni dell’autore, bisogna fidarsi solo di questa stampa che esce due anni dopo la morte dell’autore. Quindi allestimento del testo critico in latino a fronte c’è una traduzione che è la prima traduzione italiana di questi testi e per questo abbiamo beneficiato anche del finanziamento del SECS che pochi conoscono, ma è Segretariato Europeo per le prime traduzioni da lingua antica a moderna o anche da moderna a moderna che sia la prima traduzione in italiano in caso dell’Italia ma c’è anche in altri paesi ovviamente. Poi commento, note di commento, che per un testo del genere sono fondamentali perché le allusioni, i riferimenti a fonti classiche sono continui ad ogni riga, quindi è un commento serrato che segue passo passo il testo che cerca di dare una mano al lettore per districarsi tra questi testi che erano scritti come mosaici preziosi di citazioni e intarsi da citazioni classiche greche e latine.
¶ 05
**3a. Mi potrebbe descrivere ciascuno di questi materiali? In particolare, vorrei saperne di più del loro formato, analogico o digitale che sia, e come/dove sono conservati.**
¶ 06
Questa rappresenta [una novità], rispetto a quando ho iniziato a fare ricerca di questo tipo, quindici anni fa ovviamente sarei dovuto andare in biblioteca, invece adesso una è stata digitalizzata da Google Libri e invece quella del 1502 abbiamo utilizzato la stampa digitalizzata dalla Staats Bibliotek di Monaco di Baviera, che è un repositore di stampe antiche eccezione, il 70% di quello che cerchiamo tra incunaboli e libri stampati di fine Quattrocento e cinquecentine lo si trova.
¶ 07
[Bianca chiede se si tratta di la pubblicazione finale sarà tradizionale] Si, esatto.
¶ 08
A me interessano anche le tue domande perché noi siamo la cosa più retrograda credo dell’UNIBO, noi siamo i più antichi e scontiamo un grande deficit adesso in termini di progetti vinti cioè noi non vinciamo un progetto, mentre voi informatici prendete un sacco di soldi, ci serve anche questo dialogo perché se noi ci chiudiamo nel nostro studio muoriamo tra quaranta cinquant’anni siamo estinti. Io ci ho provato con dei progetti europei però mai vinto quindi… li riproporrò in futuro.
¶ 09
**3b. E sono solitamente accompagnati da qualche tipo di documentazione? Ci sono degli standard riconosciuti all'interno della disciplina riguardo questi materiali?**
¶ 10
Sì certo se parliamo di cataloghi online quello di Carlsrue e quello della Staats Bibliotek di Munchen sono quelli più ricercati se no ci sono dei cataloghi per quanto riguarda gli incunaboli cioè i libri stampati fino al 1500 compreso la ESDC, della British Library che è online anche quello fino a dieci anni fa si utilizzava su cd rom invece adesso è ad accesso libero online quindi una libidine Quello ha inglobato tutti gli altri cataloghi di incunaboli, per le cinquecentine invece non c’è un catalogo, non c’è per le cinquecentine rispetto agli incunaboli un solo catalogo esaustivo, bisogna andare un po’ come me nei cataloghi cartacei per fare una recensio completa dei testimoni e un po’ in quelli online che ci sono in tutti i paesi generalmente in Italia internet culturale, in Francia si fa nel catalogo della Biblioteque National, in Spagna in quella di Madrid, e ovviamente in Inghilterra nel sito della British Library, però bisogna fare un po’ questa inchiesta paese per paese, biblioteca nazionale per biblioteca nazionale, diciamo così perché non c’è un repertorio unico.
¶ 11
[Bianca reindirizza la conversazione su standard condivisi] Dunque sì, diciamo che la nostra è una filologia a testimone unico, praticamente si potrebbe dire perché l’originale, la stampa che esce nel 1502 è da considerare alla stregua di un originale, e le altre stampe che seguono dipendono tutte da quella stampa, a volte correggono degli errori e quindi possono essere utili, però dal punto di vista filologico sono degli scripti. La filologia classica si basa appunto sullo stemma codicum anche quella umanistica ma in questi casi ci basiamo su una bibliografia che c’è soprattutto per la filologia moderna sette-otto e novecento però a volte succede anche nella filologia tra Medioevo e Rinascimento che si abbia a che fare con un testimone unico che sia manoscritto o a stampa e quindi ci basiamo fondamentalmente su regole che sono state fissate con la nascita della filologia d’autore, la filologia moderna insomma da Contini in avanti, metodi che poi sono stati aggiornati negli ultimi venti o trent’anni senza però francamente ricevere dei contributi rivoluzionari. Nel senso che magari si discute sulla resa grafica visto che il latino umanistico non è proprio quello classico, se conservare la patina che c’è nelle stampe appunto umanistiche oppure classicizzare la grafia come scrivevono i latini cose di questo tipo, dibattiti che per la disciplina sono importanti a livello di dibattito intellettuale più ampio hanno uno spazio abbastanza limitato come è giusto che anche sia, allora c’è l’interpunzione i segni paragrafematici che ovviamente in una stampa antica non ci sono, se tu guardi una stampa antica ci sono tutte le righe una dietro l’altra senza soluzione di continuità e un abbozzo di punteggiature c’è però non corrisponde alla nostra quindi il compito dell’editore critico è anche quello di interpungere, creare una paragrafatura, mettere le virgolette quando ci sono dei dialoghi per esempio, questo succede in testi come questi, e quindi bisogna aprire le virgolette e chiuderle e bisogna capire quanto chiudere, quando finisce un dialogo e comincia l’altro per far capire bene al lettore questa, che in termini tecnici si chiama, una sermocinatio questo dialogo insomma. Non so se ho risposto.
¶ 12
**3c. E sempre parlando di standard e di buone pratiche, esistono delle metodologie riconosciute e applicate di frequente all'interno della disciplina? Sono descritte o formalizzate in qualche modo?**
¶ 13
Nella filologia classica si può procedere per sanare correggere un testo stabilire l’ultima volontà dell’autore sulla base dello stemma che ti può aiutare molto quando lo puoi creare, però arrivati ad un certo punto dello stemma, diciamo all’archetipo, ci sono ancora comunque degli errori che bisogna sanare come si dice ope ingegni cioè con l’uso soltanto della tua intelligenza cioè non hai più codici e testimoni che ti aiutino. Nel nostro caso noi non abbiamo un aiuto di uno stemma perché è un testimone unico è come se fosse già l’archetipo quindi dobbiamo arrivare talvolta a sanare questo archetipo e giungere all’originale quello che è uscito dalla penna dell’autore, solo sulla base del nostro ingegno quindi correggere questa stampa che peraltro è abbastanza corretta però conta magari ogni due paginone troviamo uno o due errore o presunti tali quindi si discute tra di noi, per esempio ognuno fa il suo poi ci confrontiamo ovviamente con l’unione o dal vivo e su Teams e quindi condividiamo lo schermo e ci leggiamo e ci sottoponiamo i problemi.
¶ 14
**4. Chi ha accesso a questi materiali? Li condivide (o li condividerebbe) con altri colleghi/ricercatori? E con il pubblico in generale (per esempio online, ma non solo)?**
¶ 15
Le stampe online su cui abbiamo lavorato sono accessibili a tutti, quelle che sono conservate nelle biblioteche generalmente sono visionabili e studiabili solo in apposite sale, cui hanno accesso soltanto i ricercatori che hanno una lettera di referenza. Tu entri in queste sale manoscritti dove il tuo docente fa una lettera di referenza e di solito funziona così: per i libri i ricercatori che non sono legati ad un’accademia perché nelle sale manoscritti rari, ma anche negli archivi a volte c’è un erudito locale che fa ricerca indipendenti lì esattamente non so come funzioni perché generalmente ti chiedono sempre una lettera di referenza la prima volta quando fai l’iscrizione poi hai la tessera quella la rinnovi ogni due anni però dopo va de plano se ti conoscono, non siamo in tantissimi in quelle sale saranno trenta quaranta persone all’anno o poco più perché ci sono degli ospiti ogni tanto vengono, anche da fuori ma fondamentalmente è sempre quella partita di giro. Però la tua domanda mi fa tornare alle origini, mi ricordo che quando arrivi lì e non sei nessuno, nessuno ti conosce e sei un laureando ti chiedono la lettera di referenza per farti la tessera. Se uno è un libero cittadino … ovviamente il patrimonio è pubblico però sono sale un po’ particolari perché magari è materiale che richiede una cura particolare a volte devi mettere dei guanti se si trovano in condizioni particolari non sempre e lo devi leggere su un leggio non puoi fare quello che vuoi e quindi c’è un bibliotecario apposta di solito ha specifiche competenze su queste cose e anche il lettore però deve essere un lettore un po’ scafato avvertito in modo che sa un po’ quello che si trova davanti che non può trattarlo come un libro normale.
¶ 16
[Bianca chiede della possibilità di fotografare i manoscritti in queste sale] Questa è una legge di Franceschini di tre anni fa che ha cambiato molto le cose perché una volta se uno voleva la riproduzione doveva fare richiesta con un modulo e le biblioteche anche quelle pubbliche avevano il proprio sistema di cioè il fotografo e quindi si ordinava e dopo due o tre settimane ti arrivava il cd rom via e-mail a pagamento ovviamente, Invece adesso le biblioteche pubbliche sono obbligate devono farti fotografare tutto quello che vuoi ovviamente devi sempre compilare il mudulo e devi dichiarare che non ne trarrai opere a scopo di lucro da quelle riproduzioni e se li pubblichi devi chiedere un'altra autorizzazione però puoi fotografare tutto quello che vuoi gratuitamente nelle biblioteche pubbliche, ma nelle biblioteche private invece è diverso.
¶ 17
[Bianca chiede quale sarà il livello di accesso alla pubblicazione finale] E’ un libro tradizionale diciamo che forse è l’ultimo tradizionale che facciamo probabilmente perché come forse sai, è da quest’anno il regolamento del dipartimento per le pubblicazioni che beneficiano di un contributo pubblico, cioè il famoso BID Budget Integrato di Dipartimento devono essere in open access green o gold però questo volume esce con i soldi dell’anno scorso quindi con regolamento dell’anno scorso che prevedeva l’acquisto copie da parte del dipartimento e quindi il dipartimento ne acquista delle copie dalla casa editrice e il contratto che stipularono l’anno scorso non prevedeva ancora l’open access però sarà l’ultima che esce con questo vecchio metodo. Ci sarà la versione digitale sul sito della Casa Editrice, penso che tu possa comprare il pdf.
¶ 18
**5. Qualcuno dei materiali elencati contiene informazioni confidenziali o che riguardano la privacy di qualcuno? Ci sono considerazioni da fare riguardo la loro proprietà intellettuale/copyright? E preoccupazioni riguardo alla sicurezza di qualcuno o qualcosa?**
¶ 19
No perché l’autore è morto da molto più di settant’anni non abbiamo avuto problemi di questo tipo come invece hanno con manoscritti del Novecento e eredi che sono titolari dei diritti e quello è un grosso problema. Noi lavorando con persone defunte ormai molti secoli fa non hanno avuto eredi molto spesso insomma non abbiamo questo problema, ne abbiamo altri ma non questo.
¶ 20
**6. Come decide quali materiali conservare e quali scartare alla fine del progetto? E dove tiene quelli che decide di conservare?**
¶ 21
Sempre in un file word, lì ognuno di noi credo che lavori in maniera diversa c’è materiale cancellato e sostituito quando si corregge tra di noi, e non ha senso tenerlo, però mentre si fa la ricerca questo itinere ognuno di noi credo che conservi almeno io faccio sempre un file word dove conservo tutto ciò che mi sono appuntato scritto durante quelle ricerche quel progetto e poi non mi è servito per la pubblicazione però generalmente io faccio così quando sono ordinato tengo appunto in un file quello che appunto non uscirà a stampa, poi alla fine mi è servito per la ricerca ma non ha avuto un approdo appunto a stampa ripeto che potrà essere utile in futuro.
¶ 22
**7. Ultimamente si parla molti di "open data" e quindi di "dati" della ricerca. Ripensando ai materiali di cui abbiamo parlato, ce ne sono alcuni che considerebbe "dati"? Se sì, quali?**
¶ 23
Guarda è la domanda che mi facevo con mia moglie, ci dicevamo ma cosa sono questi open data, noi gestiamo i dati come umanisti o no, oppure è da interdersi solo per gli scienziati questi data.
¶ 24
Onestamente non lo so dipende da cosa si intende per dati, io ho dei dati che alla società non interessano molto. Questo è un dato? forse sì, però non interessa quasi a nessuno, interessa a quelli del mio settore devo dire, però da questo dato, mettiamo che sia un dato posso costruire una nuova storia della letteratura cioè unendo centinaia di questi dati io credo che se uno è un minimo intelligente e si lavori i equipe tutti questi miscroscopici dati eruditi alla lunga possano cambiare anche un po’ la storia della letteratura perché la storia della letteratura che leggiamo e che poi vanno a finire nei compendi per le scuole superiori spesso si basano su dati che sono di settanta ottanta se non cento centocinquanta anni prima in realtà, quindi secondo me sì io li intendo come dati. Quindi unendo i dati che sono sul nostro computer con quelli che sono nel suo computer veniamo a sapere più informazioni di quel manufatto che è un manoscritto e studiando i quali manoscritti come le stampe abbiamo una visione diciamo più analitica della storia della letteratura e possiamo riscriverla in un certo senso perché appunto la storia della letteratura c’è già, la sappiamo già, in realtà quello che sappiamo sono sintesi fatte molti anni fa spesso sulla base di dati ancora più vecchi, non vogliono dire molto però se li metti tutti insieme i lavori di equipe metti in relazione i dati allora vengono fuori cose interessanti.
¶ 25
**8. Più in generale, cosa mi risponderebbe se le chiedessi di definire la parola "dati"?**
¶ 26
Un dato diciamo è un elemento informativo o una notizia nel lessico giornalistico oggi la chiameremmo notizia riferita nel mio caso al passato, notizia che può aver a che fare con la vita di una persona nel nostro caso nella ricerca bibliografica appunto con un manoscritto una stampa sì io lo definirei, tornando alla tua domanda, un elemento che aggiunge qualcosa di nuovo alla conoscenza rispetto a quanto prima si sapesse. Cioè un dato in sé può essere anche un dato già noto, già stabilito dalla critica e dallo stato dell’arte, e novità, dati nuovi, che speriamo vengano fuori dalla nostra monografia.
¶ 27
Onestamente io tenderei a separare la metodologia dal dato così per mia formazione tenderei a dare un po’ di senso a questa parola che è iper generica qualsiasi cosa può essere un dato allora quindi tenderei un po’ a restringere il campo semantico, per come sono fatto io, perché se no mi dà un po’ d’angoscia.
¶ 28
FINE INTERVISTA. DOMANDE?
¶ 29
Ma la domanda che vorrei farti è: quando si parla di open science, l’open science è l’open access dei prodotti pagati anche da soldi pubblici o anche rendere pubblico ai tuoi colleghi appunto il processo della ricerca quindi i file che tu stai lavorando mentre stai facendo il lavoro.
¶ 30
Però c’è anche un problema soprattutto nel nostro campo dove si pubblica soprattutto a nome singolo magari a volte due nomi però i nostri studi sono praticamente tutti a nome singolo, io sono molto comunitario però c’è un problema di proprietà intellettuale visto che le nostre carriere si basano su articoli firmati prevalentemente a firma singola e le nostre carriere si legano alle pubblicazioni. Questo pone un problema mica da poco cioè io adesso so che nei miei file c’è la segnatura e la collocazione di un manoscritto in un archivio non troppo noto di un letterato molto noto della letteratura italiana, un autografo non è importantissimo però è un autografo di un grande autore della letteratura italiana, quello lo vorrei pubblicare io perché il mio lavoro è fatto di quelle cose lì, ho bisogno di quelle pubblicazioni. Poi dopo lo voglio condividere con tutti però se ora qualcuno viene a vedere il mio computer dove non è che abbia dei grandissimi segreti, però questo è l’unico che ho, e poi me lo pubblica prima di me però insomma….
¶ 31
Nel momento in cui dei progetti europei verranno valutati anche non solo nel merito, ma anche per questi fattori che chiamo estrinseci ma poi però diventano intrinseci cioè cosa prevedi per l’open science ecco, questo vuol dire una rivoluzione della mia professione e bisogna parlarne con calma, bisogna chiarire queste cose